GIA: UN’AMERICANA….ITALIANA!

By
Updated: giugno 28, 2017
gia2

Conosciuta da tutti come Gia, questa ragazza italo- americana dal doppio passaporto è tornata temporaneamente qui, nella sua seconda patria, per correre ai Campionati Assoluti di Trieste. Ha studiato psicologia e Gestione dello Sport a Tucson, Arizona. E sta imparando l’italiano. Volerà di nuovo negli USA a luglio, ma è già prenotata a settembre per i Campionati di Società a Modena. Intanto ha appena vinto i 200 metri ai Campionati Regionali Individuali di Cinisello Balsamo.

 GIANCARLA TREVISAN

 Che cosa ami dell’Italia?

Gli Italiani! Sono gentili e disponibili. E poi naturalmente il cibo, soprattutto il gelato. È la quarta volta che vengo qua se considero anche il mio primissimo viaggio, da piccolina. Ho origini venete da parte di papà, ma sono nata a Laguna Beach, in California. Mio nonno si trasferì con mia nonna in America, in cerca di fortuna.

Ora sei qui a Milano e ti stai preparando per i Campionati Italiani Assoluti a Trieste. Che differenze trovi negli allenamenti, tra i due paesi?

A casa il carico di lavoro è maggiore: andiamo in sala pesi tre volte la settimana e durante gli allenamenti – che a volte sono sei volte la settimana e durano due ore – si corre molto di più. La mia coach, Francesca Green, era una campionessa di salto in lungo.

L’atletica è stato il tuo primo sport?

No, giocavo a calcio nel ruolo di attaccante.

Vorresti studiare qui in Italia?

Sì, mi piacerebbe fare un master. Sono interessata al marketing ma anche alle scienze sociali. C’è un corso a Los Angeles che unisce questi due argomenti, ma non so cosa darei per seguire un corso alla Bocconi!

Il tuo mestiere del futuro?

Lavorare in ambito ospedaliero, in particolare nel dipartimento di psicologia. Un domani vorrei aprire uno studio di consulenza per poter aiutare – con nuove pratiche, orizzonti allargati e metodi innovativi – coloro che sono affetti da malattie mentali o afflitti da disturbi legati al mal di vivere contemporaneo.

 Prima delle gare importanti, cosa ti dà la carica?

Penso a chi mi è stato di supporto e a chi crede in me. Penso a quanto sia importante mettersi alla prova, sempre. Comunque, prima di entrare in pista, mi piace ascoltare musica rap oppure Beyoncè, che è sempre nella mia playlist. E poi prego. Sui blocchi di partenza ringrazio Dio per avermi dato l’opportunità di perseguire ciò che amo.

Hai una sorta di frase che ti aiuta a stringere i denti dandoti forza?

Sì, qualche volta mi dico: “Io sono più forte!”. Mi aiuta durante le gare o in allenamento o a superare prove o sfide di ogni tipo.

Cosa ti dà l’atletica?

La consapevolezza che bisogna avere una mentalità decisa e determinata. Per poter affrontare ogni sfida, ogni lotta. L’atletica ha cambiato la mia vita trasformandomi in una persona migliore, in una donna più forte.

Parlando di staffette, quali sono le tue frazioni preferite?

 Nella 4×100 amo l’ultima perché se siamo indietro mi piace poter recuperare e, se siamo davanti, faccio di tutto per mantenere il vantaggio.

Qual è stata la tua più bella conquista?

 Gareggiare per la mia scuola e battere il record della staffetta 4×400 indoor, correndo con un tempo di 3:32. In quell’occasione diventammo tutte All-Americans! Un onore per gli atleti statunitensi.

E la delusione che brucia di più?

Eh, proprio l’anno scorso a Rieti, quando non sono riuscita ad entrare in finale agli Assoluti. Ci tenevo così tanto… Quest’anno sono concentrata e ho lo sguardo fisso lì, sulla finale. Ho proprio voglia di gareggiare.

Qual è la persona che ti è più vicina?

Mia mamma. Lei c’è sempre e sempre ci sarà. Siamo molto attaccate. Ne abbiamo passate così tante, insieme! Mi ha aiutato in diverse occasioni: quando magari avevo l’umore sotto i piedi e le telefonavo in piena notte, lei mi ascoltava. Un angelo, insomma.

 Come ti definiresti, in tre aggettivi? E qual è il tuo miglior pregio?

 Mi descriverei come caritatevole, forte e ambiziosa. Cerco di trovare il meglio nelle persone attorno a me e il buono in ogni situazione.

Cosa diresti a una ragazzina per convincerla a fare atletica?

Che l’atletica ha cambiato la mia vita, rendendomi più tenace. Le racconterei delle mille opportunità che l’atletica mi ha regalato e che ciò che metti in questo sport, ti sarà poi restituito nella vita. Sul campo s’incontrano belle persone che diventano amici per sempre. Le direi che l’atletica è una sfida straordinaria, anche mentale, e che i benefici di questa “lotta” si vedranno anche un domani, nel mondo del lavoro. L’atletica, se praticata con atteggiamento positivo, è una rincorsa naturale verso le proprie aspirazioni.

Segui qualche dieta?

Sì, sto attenta e cerco di mangiare solo cibi sani. Infatti sto pensando di scrivere un libro di cucina con ricette mie! Penso che la frase mens sana in corpore sano abbia il suo perché. Ma per avere un fisico sano bisogna lavorare sodo!

Cosa stai leggendo, al momento?

Un libro intitolato “How bad do you want it?” di Matt Fitzgerald. Un grande libro, in effetti. Adatto soprattutto agli atleti che corrono lunghe distanze.

Hai qualche animale?

No, ma in futuro spero in un Husky o in un pastore tedesco.

Quanto tempo dedichi all’atletica?

Un sacco. Ma vivo anche una vita normale, divertendomi. La vita va goduta! È ovvio che bisogna fare dei sacrifici, tipo limitare gelati e pizze o non andare a letto troppo tardi anche se hai voglia di stare fuori. La maggior parte del mio tempo va negli allenamenti e questo significa togliere tante ore alle persone che amo, incluso il mio fidanzato.

 Cosa cambieresti, nelle strutture e nelle politiche, per rendere questo sport più allettante per i giovani?

L’atletica potrebbe essere sponsorizzata meglio e le istituzioni dovrebbero investire di più nello sport. L’atletica è un grande disciplina che aiuta i giovani atleti a diventare cittadini meritevoli.

 

a cura di Cristina Franzoni

Milano, 28 giugno 2017