CLAUDIA: UNA LANCIATRICE …DI PESO!!!!

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Updated: settembre 1, 2017
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Simpaticissima ventiquattrenne di Legnano, con quelle fossette sempre pronte al sorriso o all’ironia, Claudia Rota è una delle nostre punte di diamante. Lanciatrice del peso ha lanciato, da qualche mese, anche la sua nuova attività: un asilo per cani alle porte di Brugherio. Per vocazione, per passione e forse per destino.

Il suo obiettivo? Laurearsi in Scienze Zootecniche e diventare un’educatrice cinofila. Eccola qui nella quiete di una struttura che è un paradiso per quadrupedi. Dove Stitch, il suo inseparabile “lupoide derivante dal dingo australiano” – come sottolinea lei con affetto orgoglioso – , la fa da padrona.

 Ci presenti Stitch?

Stitch ha due anni e mezzo, è molto intelligente ma testardo. E’ stato svezzato male: è passato dal latte della mamma al mangiare da adulto. Ora si alimenta con crocchette di pesce e patate, ma soffre di mal di pancia e allora si pensava di integrare con cibi freschi. Non è un periodo facile, per lui. Deve ancora abituarsi a stare qui. E poi è un po’ geloso degli altri cani.

 

Come hai conosciuto questo centro?

Stitch è displasico e non può svolgere le attività normali come saltare o correre per le scale. Purtroppo è destinato al carrellino. La displasia è una mancata congruenza tra la testa del femore e la cavità acetabolare. Le prestazioni fisiche sono compromesse ma bisogna comunque rafforzare i muscoli per sostenere le articolazioni il più possibile. Allora un giorno l’ho portato qui all’Officina del Cane e ho visto che facevano corsi di formazione. Mi è balenata l’idea che avrei potuto anch’io studiare ed aiutare i padroni a vivere al meglio il loro animali, senza preoccupazioni, paure o stress; e a sviluppare quelle competenze che servono a sostenere i cani con disabilità motorie – come Stitch – ma anche psichiche.

Finché mi si è presentata un’occasione unica: il proprietario di questo asilo per cani voleva vendere. E io l’ho rilevato. Non sarei mai riuscita nell’impresa senza l’aiuto dei miei genitori che, credendo in me e in questa iniziativa, hanno chiesto un prestito in banca.

Quando hai aperto di preciso?

A maggio. E sono felice, ma anche molto stanca: è il mio primo lavoro e l’estate – accidenti – è il periodo clou!

C’è qualcuno che ti dà una mano?

Sì, mio padre mi ha aiutato a sistemare il tetto e a costruire le staccionate e i recinti. E poi mia sorella Laura, che mi sta accanto perché c’è sempre un gran daffare.

Quali sono le cose più belle capitate finora?

Ho imparato a conoscere i diversi tipi di cane: c’è il pazzo, lo spaventato, il giocherellone. Un universo.

Qual è la difficoltà maggiore che hai incontrato?

Una sera è scoppiato un temporale fortissimo e i tre cani ospiti erano terrorizzati. Siamo rimasti nella casetta con le finestre chiuse, il vento ululava e gli animali pure. Ho dovuto arrangiarmi alla bell’e meglio e avvicinare dei cani che generalmente non vanno d’accordo insieme. Ma alla fine ce la siamo cavata.

Di cosa si compone questo centro?

Abbiamo una casetta, un gazebo, una tensostruttura, un prato per le attività, le sabbiere dei bimbi che possono essere riempite d’acqua e sei recinti con casette, dove i cani possono entrare per avere un po’ d’ombra o per ripararsi dal freddo. All’interno c’è una lampada riscaldante.

Cosa stai studiando?

Il 30 settembre ho l’esame per diventare educatrice cinofila. Così potrò occuparmi di attività per cani a 360 gradi, come l’agility, il disc-dog, il nuoto, il freestyle con coreografia e poi la ricerca olfattiva, che è almeno cinque volte più dispendiosa di quella fisica. Peccato che Stitch non vi potrà partecipare, perché è molto portato. E poi sto studiando Scienze Zootecniche all’Università Statale, sotto la facoltà di veterinaria a Milano, in via Celoria.

Quali sono le materie che più t’interessano?

Tante. Dall’etologia alla biologia, dalla fisiologia alla progettazione di stalle che include la deiezione, l’igiene, la pulizia e la sicurezza dei ricoveri per animali. Tutto ciò che è inerente al benessere delle bestie e alle tecniche d’allevamento.

Occuparti degli animali è sempre stato il tuo sogno?

Sì, ci tenevo fin da piccolina. Ho trovato una foto di me all’asilo vestita da veterinaria! Avevo tre anni, ma è solo in terza e quarta superiore che ho pensato “forse potrei essere adatta”. All’inizio no, ero troppo sensibile e mi dicevo che non sarei mai riuscita a trattare un animale terminale o a dare una brutta notizia ai padroni. In casa mia, però, non c’erano animali da osservare, accudire, studiare e io dovevo acquisire più cultura possibile. Restavano due cose da fare: iscrivermi all’università e prendere un cane. Ed ecco Stitch! Di una cosa ero certa, comunque: mai e poi mai avrei fatto un lavoro d’ufficio.

La tesi su cosa sarà?

Sto facendo il tirocinio presso il Centro di Recupero Animali Selvatici a Vanzago, un’oasi del WWF, dove si sta raggiungendo una biodiversità che erano anni che mancava. La tesi la farò probabilmente sul tirocinio.

E un domani?

Voglio specializzarmi in malattie genetiche come la displasia, le oculo-patie e le sordità genetiche. E poi mi piacerebbe da matti seguire un corso in Gran Bretagna chiamato Human Animal Bond, quello che semplificando chiamiamo Pet Therapy. Ora che ho un lavoro posso risparmiare e mettere via qualche soldo per questo scopo.

Come reclamizzi la tua attività?

A fine agosto sfrutterò i social: Instagram, Facebook, blog e simili, che sono il mio forte. Farò pubblicità ma non ora, che sono già piena di lavoro e non è bello dire di no a qualcuno. Ho in mente delle idee: creare giochi per cani coi materiali che trovi in casa e inventare nuove ricette di biscottini e ghiaccioli, che tra l’altro ho già sperimentato utilizzando brodo di manzo e carote. E poi caccia al tesoro a sei zampe, con cane e padrone al seguito, e una serie d’indizi e di würstel a rendere il percorso più appetitoso.

E gli allenamenti di atletica?

Sto pensando di allestire una palestra al chiuso, con attrezzi e tapis roulant, così Franco è contento! Costruirò una pedana con le assi di legno e magari farò dei video dei lanci da mostrare ad Arnaldo, il mio allenatore. Bisogna pur sfruttare la tecnologia! Questa nuova attività mi ha sballato la routine di training: ero solita andare a San Donato 3-4 volte la settimana e poi in palestra a Monza, per rafforzarmi. Allenarsi è difficile, ma certo non smetto.

Come stai, dal punto di vista atletico? Sei carica?

Ora sì. Quest’anno è stato proprio un bell’anno. E pensare che tempo fa volevo mollare! Stavo passando un brutto periodo ed ero troppo emotiva. Ma Franco ha insistito e Martina Fugazza mi ha aiutata a saltarci fuori; così ho iniziato un percorso su di me che non tocca solo l’atletica. Ho imparato a gestire l’ansia in gara e anche se a Trieste, ad esempio, non sono riuscita ad entrare nelle prime otto per un soffio e mi è rimasto un pizzico di amaro in bocca, io ero lo stesso molto contenta. La misura di 13,70 è comunque buona. Una volta, invece, mi sarei disperata.

Hai degli scacciapensieri o dei portafortuna?

Disegnare gli smile sul peso giallo aiuta. Ma gli amuleti veri sono i miei tatuaggi. Prima del riscaldamento, comunque, tendo a isolarmi e ad ascoltare in cuffia del Punk Rock, in particolare i Linkin Park, visti di recente a Monza. Non presto attenzione alle parole: è il ritmo che mi interessa.

Qual è il tuo record?

Agli ultimi indoor di Ancona, ho raggiunto i 14.15 m. I lanci di prova erano buoni e mi son detta – Ce la faccio, punto -. Ci ho creduto e…oplà!

Dei pronostici per i CDS a Modena, questo settembre?

Ci andrò contenta e carica. Non mi sono ancora posta un obiettivo. Spero solo che la tensione dell’esame non incida sulle gare.

Hai fatto altri sport?

Sì, ho iniziato col basket e ho giocato per dodici anni. Poi ho scelto l’atletica per comodità: gli allenamenti di pallacanestro finivano troppo tardi! Abitando a Legnano mi ero iscritta in società vicine, tipo San Vittore Olona e Sangiorgese. Ma la folgorazione arrivò quella sera che andai alla Notturna di Milano organizzata da Camelot: avevo visto in pedana Chiara Rosa e Assunta Legnante, due pesiste che ammiravo. Sognavo di esserci anch’io. Rubai una bandiera di quella società e la portai a casa, dicendo a me stessa: “Io voglio andare lì, alla Camelot!” E così fu. Grazie anche ad un allenatore della velocità, Tommaso Mascioli, che mi spinse ad iscrivermi.

É una bella storia…

Sì, ma niente avviene per caso. Credo nei segni. Credo nel destino.

Cosa rappresenta la Bracco, per te?

Una famiglia che mi ha aiutato tantissimo. La Bracco non è solo una squadra sportiva. È molto di più.

Cosa c’è oltre all’asilo per cani, allo studio e all’atletica?

Il basket! Ho appena sentito le mie compagne di squadra. Tornerò ad allenarmi il venerdì sera alle 21.00, con partita sabato e domenica…

 

a cura di Cristina Franzoni

 

Milano, 1° settembre 2017